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Rivoluzione via Allegri: nasce la “S.p.A. degli Arbitri”, il piano Gravina per il 2026

Nasce la società della FIGC per gestire la Serie A: contratti fissi, TFR e designatore indipendente sul modello inglese.

Redazione
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Nella mattinata di oggi, il vertice tenutosi in via Allegri tra il presidente della FIGC Gabriele Gravina, il designatore Gianluca Rocchi e il vicepresidente dell’AIA Francesco Massini ha tracciato il solco di una trasformazione epocale: il passaggio degli arbitri italiani al professionismo totale. Il progetto, che mira a rendere operativa la nuova struttura già per la stagione 2026-27, si ispira dichiaratamente al modello britannico della PGMOL, prevedendo l’istituzione di una società di diritto privato partecipata al 100% dalla Federazione. Questa manovra punta a scindere definitivamente la gestione tecnica dalle dinamiche politiche, elevando il merito a unico criterio di valutazione per i direttori di gara di Serie A e Serie B.

Architettura del nuovo ente: autonomia e meritocrazia

Il cuore della riforma risiede nella creazione di un organismo indipendente, dotato di un budget iniziale garantito dalla FIGC di circa 20 milioni di euro. La governance sarà affidata a un Consiglio d’Amministrazione composto da tre membri indipendenti, i quali avranno il compito di nominare un Direttore Generale e, soprattutto, un Direttore Tecnico. Quest’ultimo assumerà il ruolo di designatore, una figura che nelle intenzioni di Gravina dovrà essere slegata dalle logiche di rappresentanza territoriale dell’AIA. «La scelta di chi scende in campo non può più essere un atto politico, ma deve basarsi esclusivamente su criteri professionali e di rendimento», avrebbe ribadito con fermezza il numero uno della Federcalcio durante il summit, superando le riserve espresse da Massini circa la perdita di controllo tecnico da parte dell’Associazione Arbitri.

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Il nuovo status del fischietto: stipendio fisso e TFR

La “Deep Transformation” del settore arbitrale non si limita ai vertici, ma riscrive radicalmente l’inquadramento contrattuale dei direttori di gara d’élite. Gli arbitri saranno tutelati da veri e propri contratti di lavoro a tempo determinato, che includeranno per la prima volta i diritti d’immagine e il trattamento di fine rapporto (TFR). Lo stipendio diverrà una quota fissa, svincolata dal numero di gettoni di presenza stagionali, garantendo quella stabilità economica e serenità operativa necessaria per gestire le pressioni del massimo campionato. Il ricambio generazionale sarà assicurato da un sistema di promozioni annuali dalla Serie C, dove la formazione rimarrà di competenza dell’AIA, ma il cui accesso al professionismo sarà subordinato al giudizio insindacabile del nuovo Direttore Tecnico.

Cronoprogramma verso l’approvazione definitiva

L’iter burocratico per la ratifica della riforma è già entrato nella fase operativa. Il prossimo 23 marzo è fissato un incontro decisivo con i presidenti dei club di Serie A per illustrare i dettagli finanziari e gestionali della società. Successivamente, nel mese di aprile, il testo approderà in Consiglio Federale per l’approvazione definitiva che sancirà l’inizio dell’era dei “fischietti S.p.A.”. Con questa mossa, il calcio italiano tenta di rispondere alle crescenti polemiche arbitrali degli ultimi mesi, scommettendo su una struttura industriale che possa garantire trasparenza, indipendenza e un innalzamento dello standard qualitativo delle direzioni di gara.

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