Jesus Owono
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De Miguel
Segunda División

Jesús Owono, il dramma dopo la morte di De Miguel: si è isolato in casa, il calcio si stringe attorno al portiere

Il giocatore dell'Andorra attraversa giorni difficilissimi dopo lo scontro costato la vita all'attaccante del Tenerife. Insulti e minacce sui social, mentre familiari, compagni e società cercano di sostenerlo. In Spagna l'ultimo saluto al trentenne.

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Jesús Owono si è ritirato nella propria abitazione ad Andorra dopo la morte di Jesús de Miguel, l'attaccante del Tenerife deceduto martedì 3 novembre in seguito al violento scontro di gioco avvenuto il giorno precedente durante una partita della seconda divisione spagnola. Il portiere venticinquenne, nazionale della Guinea Equatoriale, sta attraversando un periodo di profonda sofferenza, secondo le testimonianze raccolte dalla stampa internazionale. Mentre giovedì 5 novembre familiari, compagni e rappresentanti del calcio spagnolo si sono riuniti a Navahermosa, nella provincia di Toledo, per i funerali del giocatore scomparso, Owono è rimasto lontano dalla vita pubblica, circondato dall'assistenza delle persone a lui vicine. La tragedia ha coinvolto entrambe le società e ha provocato una mobilitazione per garantire sostegno psicologico ai calciatori che hanno assistito all'incidente.

Secondo una testimonianza anonima riportata da The Athletic, il portiere si troverebbe in uno stato di profondo abbattimento e avrebbe scelto di isolarsi dal mondo esterno. Si tratta del racconto di una persona vicina all'ambiente del calciatore, non di una valutazione medica. La difficoltà di Owono nell'affrontare quanto accaduto è emersa anche dalle sue dichiarazioni pubbliche, diffuse attraverso l'FC Andorra mercoledì 4 novembre. Il giocatore ha descritto il periodo successivo all'incidente come il più difficile della propria vita, spiegando di faticare a trovare le parole e a comprendere pienamente quanto successo. Ha inoltre rivolto il proprio pensiero a De Miguel, alla sua famiglia e alle persone che gli volevano bene, chiedendo implicitamente il tempo necessario per affrontare il dolore.

Gli insulti sui social e il sostegno dell'Andorra

Alla sofferenza per la morte dell'avversario si è aggiunta una violenta ondata di ostilità online. Dopo l'incidente, Owono ha disattivato il proprio profilo Instagram, sul quale erano comparsi messaggi offensivi e accuse particolarmente gravi. Diversi resoconti giornalistici hanno documentato anche insulti razzisti legati alla vicenda. Una parte degli attacchi ha colpito persino Michel Owono, portiere del Can Vidalet, estraneo all'accaduto ma scambiato da alcuni utenti per il calciatore dell'Andorra a causa della somiglianza del cognome. Quest'ultimo ha denunciato pubblicamente i messaggi ricevuti, chiarendo di non avere alcun coinvolgimento nello scontro avvenuto a Tenerife.

La società del Principato ha cercato di proteggere il proprio giocatore, mettendo a disposizione sostegno psicologico e chiedendo rispetto per la situazione. Accanto al portiere si sono mobilitati familiari, amici, compagni e rappresentanti del club. Anche Gerard Piqué, azionista di riferimento dell'Andorra, ha partecipato alle iniziative di vicinanza alla famiglia di De Miguel, guidando una delegazione societaria presente ai funerali. Il difensore Lautaro Spatz ha preso pubblicamente posizione in difesa del compagno, ricordando quanto sia colpito dalla tragedia e affermando che chi lo conosce sa che non avrebbe mai voluto provocare intenzionalmente un danno simile.

Il sostegno del gruppo assume un'importanza particolare perché l'incidente ha coinvolto direttamente anche gli altri calciatori presenti in campo. La partita tra Tenerife e Andorra, disputata lunedì 2 novembre, era arrivata ai minuti di recupero quando Owono, uscito dalla propria area per contendere un pallone a De Miguel, si è scontrato violentemente con l'attaccante. Il giocatore del Tenerife ha perso conoscenza ed è stato soccorso immediatamente dai sanitari. Dopo un arresto cardiorespiratorio, è stato trasferito all'ospedale universitario Nuestra Señora de La Candelaria, dove è morto la mattina successiva senza aver ripreso conoscenza. Il portiere dell'Andorra era stato espulso per l'intervento e la partita era stata sospesa.

L'ultimo saluto a De Miguel e gli accertamenti sull'incidente

Giovedì pomeriggio la comunità di Navahermosa ha accompagnato Jesús de Miguel nel suo ultimo viaggio. Alla cerimonia funebre hanno partecipato i familiari, i compagni del Tenerife, rappresentanti delle istituzioni calcistiche e dirigenti di numerose società spagnole. Tra i presenti figuravano il commissario tecnico della Spagna Luis de la Fuente, il presidente della Federcalcio spagnola Rafael Louzán e il presidente del Real Madrid Florentino Pérez. La famiglia dell'attaccante, morto a trent'anni, ha ringraziato per le numerose manifestazioni di affetto, chiedendo al tempo stesso che venga rispettata la propria riservatezza.

La morte del calciatore ha comportato anche l'apertura di accertamenti giudiziari da parte delle autorità spagnole. L'esistenza di un'indagine non equivale però all'accertamento di una responsabilità penale di Owono. Le procedure previste per i decessi avvenuti in circostanze non naturali richiedono verifiche anche quando l'evento potrebbe essere stato accidentale. Saranno gli organi competenti a stabilire se dall'episodio possano derivare conseguenze ulteriori rispetto a quelle sportive, distinguendo la dinamica dell'impatto da eventuali responsabilità individuali.

Nel frattempo, il calcio spagnolo ha organizzato iniziative in memoria di De Miguel. Sono state rinviate le partite di Tenerife e Andorra, mentre gli incontri delle prime due divisioni prevedono momenti di raccoglimento e un omaggio al nono minuto, in ricordo del numero di maglia dell'attaccante. Un gesto che coinvolgerà società, calciatori e tifosi nel ricordo della vittima.

La priorità rimane il rispetto per la famiglia di Jesús de Miguel e la tutela delle persone direttamente coinvolte nella tragedia. Il dolore di Owono non può cancellare la perdita subita dai familiari dell'attaccante, così come la gravità dell'incidente non giustifica minacce, razzismo o condanne pronunciate attraverso i social network. La vicenda richiede che gli accertamenti seguano il proprio corso e che il portiere possa ricevere l'assistenza necessaria, lontano da una pressione pubblica che rischia di aggravare una situazione già profondamente dolorosa.

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