Cristiano Ronaldo lascia il Portogallo
Al-Nassr
Cristiano Ronaldo
Saudi Pro League

Cristiano Ronaldo lascia il Portogallo: addio alla Nazionale dopo 23 anni e 146 gol

Il fuoriclasse dell'Al-Nassr annuncia la decisione con un video sui social, a poche settimane dallo scontro con il commissario tecnico Jorge Jesus e dalla sospensione federale. Si chiude una storia cominciata nel 2003, con 234 presenze, un Europeo e due Nations League vinte.

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Cristiano Ronaldo ha annunciato giovedì 5 novembre 2026 il proprio addio alla Nazionale portoghese, ponendo fine a un percorso cominciato nell'agosto 2003 e diventato uno dei più importanti nella storia del calcio internazionale. L'attaccante dell'Al-Nassr, 41 anni, ha comunicato la decisione attraverso un video pubblicato sui propri profili social, nel quale ha ripercorso oltre due decenni trascorsi con la maglia del Portogallo. L'annuncio arriva a poco più di un mese dal duro confronto con il commissario tecnico Jorge Jesus, culminato nell'abbandono del ritiro della selezione e in una squalifica di trenta giorni inflitta dalla federazione. Ronaldo lascia un'eredità sportiva difficilmente eguagliabile: 234 presenze e 146 reti, entrambi primati mondiali nel calcio maschile per numero di partite disputate e gol realizzati con una nazionale maggiore. Una decisione che arriva alla vigilia della pubblicazione delle convocazioni per gli ultimi impegni del girone di Nations League contro Danimarca e Galles.

Il significato dell'annuncio emerge soprattutto dal cambiamento intervenuto nelle ultime settimane. Il 6 ottobre, dopo aver spiegato pubblicamente le ragioni del proprio allontanamento dal ritiro, Ronaldo aveva ribadito la disponibilità a tornare in Nazionale una volta scontata l'eventuale sanzione disciplinare. Alla fine dello stesso mese il suo nome era stato inserito nella lista preliminare dei convocabili per gli incontri di novembre. Sembravano quindi esserci i presupposti per una ricomposizione del rapporto con lo staff tecnico. Il messaggio pubblicato il 5 novembre modifica completamente quello scenario, anticipando una decisione che il giocatore aveva già preso in considerazione dopo il Mondiale disputato la scorsa estate. Il suo addio arriva senza una partita celebrativa già disputata e senza che la federazione abbia ancora chiarito pubblicamente le modalità di un eventuale saluto ufficiale.

Dallo scontro con Jorge Jesus alla decisione definitiva

La vicenda che ha preceduto l'annuncio risale alla finestra internazionale di settembre. Ronaldo era rimasto in panchina per tutta la partita vinta 2-1 dal Portogallo sul campo della Norvegia, nonostante fosse stato invitato a riscaldarsi durante l'incontro. Il giocatore aveva interpretato la decisione come una mancata osservanza degli accordi precedentemente raggiunti con Jorge Jesus, sostenendo che il commissario tecnico gli avesse prospettato un impiego diverso. Il contrasto era proseguito nei giorni successivi, fino alla scelta dell'attaccante di abbandonare il ritiro a Copenaghen il 30 settembre, prima della partita contro la Danimarca. Un episodio che aveva provocato una forte reazione mediatica e aperto un confronto tra il giocatore, la federazione e lo staff della Nazionale.

Il 6 ottobre Ronaldo aveva diffuso un lungo comunicato per ricostruire la propria versione degli eventi. Pur contestando il comportamento dell'allenatore, aveva riconosciuto l'errore commesso lasciando il gruppo e presentato le proprie scuse ai compagni e ai tifosi. La Federcalcio portoghese aveva successivamente disposto una sospensione di trenta giorni e una multa di 255 euro, con decorrenza dal 30 settembre. La durata della sanzione non avrebbe impedito un ritorno per le partite di novembre, tanto che il presidente federale Pedro Proença aveva manifestato il desiderio di ricomporre la situazione. Il nome di Ronaldo era inoltre comparso nella lista dei preconvocati, lasciando aperta la possibilità di una nuova collaborazione con Jorge Jesus. Proprio per questo, l'annuncio dell'addio assume un peso maggiore rispetto a un normale ritiro internazionale programmato al termine di una competizione.

Nel video pubblicato sui social, Ronaldo ha scelto di concentrarsi soprattutto sul significato della maglia portoghese, ripercorrendo le vittorie, le sconfitte, i record e le persone incontrate durante la propria carriera. Ha spiegato quanto sia stato difficile arrivare alla decisione e ha ringraziato allenatori, compagni, familiari e sostenitori. Al centro del messaggio c'è la convinzione di aver dato tutto per il Portogallo, senza nascondere gli errori e i momenti nei quali non è riuscito a raggiungere i risultati desiderati. Il tono del saluto è diverso rispetto a quello del comunicato pubblicato un mese prima: non una ricostruzione polemica del rapporto con il commissario tecnico, ma una riflessione complessiva su una carriera cominciata quando Ronaldo aveva appena diciotto anni.

Il legame temporale tra la controversia con Jorge Jesus e l'addio è evidente, ma non consente di considerare il conflitto l'unica ragione della decisione. Già al termine del Mondiale 2026 l'attaccante aveva annunciato di aver disputato la sua ultima Coppa del Mondo. Successivamente aveva rivelato di aver preparato una lettera destinata ai tifosi portoghesi per il momento del congedo definitivo, prima che la federazione lo convincesse a proseguire. La crisi di settembre ha quindi accelerato una riflessione già esistente, almeno secondo la successione degli avvenimenti resa pubblica dal giocatore. Non risultano, invece, elementi sufficienti per sostenere che Ronaldo abbia attribuito formalmente la responsabilità dell'addio a Jorge Jesus.

Cristiano Ronaldo e il Portogallo, una carriera che ha cambiato la storia della Nazionale

Dal debutto del 20 agosto 2003 contro il Kazakistan all'ultima apparizione registrata il 24 settembre 2026 contro il Galles, Ronaldo ha attraversato generazioni diverse del calcio portoghese. Aveva cominciato accanto a giocatori come Luís Figo e Rui Costa, diventando successivamente il riferimento di una Nazionale capace di conquistare i primi grandi trofei della propria storia. Il successo più importante rimane l'Europeo del 2016, vinto in Francia contro i padroni di casa, seguito dalla prima edizione della Nations League nel 2019 e dal secondo trionfo nella stessa competizione nel 2025. Tre titoli che hanno trasformato il Portogallo da nazionale ricca di talento ma spesso incompiuta a formazione stabilmente competitiva nei principali tornei internazionali.

Il contributo individuale di Ronaldo va oltre i trofei. Le 146 reti in 234 partite rappresentano due primati assoluti del calcio maschile per nazionali, ai quali si aggiungono numerosi record nelle competizioni UEFA. L'attaccante è il miglior marcatore nella storia delle fasi finali degli Europei, con quattordici gol, e ha partecipato a sei edizioni della competizione continentale. È inoltre il primo calciatore ad aver segnato in sei differenti edizioni della Coppa del Mondo, traguardo raggiunto nel 2026. Numeri che testimoniano non soltanto la capacità realizzativa, ma soprattutto una longevità agonistica fuori dal comune, sostenuta da un livello di continuità mantenuto attraverso squadre, allenatori e contesti differenti.

L'addio non comporta automaticamente la conclusione della carriera professionistica. Ronaldo rimane un giocatore dell'Al-Nassr, con il quale sta disputando la stagione 2026/27, e nei mesi scorsi aveva lasciato aperta la possibilità che questa potesse essere l'ultima annata della sua attività agonistica. La separazione dal Portogallo riguarda dunque, per il momento, il percorso internazionale. Per la selezione guidata da Jorge Jesus si apre invece una fase completamente nuova: non soltanto la necessità di individuare un diverso riferimento offensivo, ma anche quella di ridefinire leadership e responsabilità all'interno di un gruppo che ha già dimostrato di poter ottenere risultati senza il proprio storico capitano.

Il Portogallo ha infatti vinto tutte le prime quattro partite della Nations League 2026/27 e ha già conquistato l'accesso ai quarti di finale. Il prossimo appuntamento è fissato per il 14 novembre contro la Danimarca, seguito dalla trasferta in Galles del 17. La federazione dovrà chiarire le modalità del congedo del suo giocatore più rappresentativo, mentre Jorge Jesus proseguirà il lavoro in vista della fase a eliminazione diretta. La Nazionale dovrà abituarsi a un futuro senza Cristiano Ronaldo, dopo oltre ventitré anni nei quali la sua presenza ha accompagnato ogni grande appuntamento del calcio portoghese. I risultati ottenuti, i record e i tre trofei rimarranno il riferimento attraverso il quale sarà misurata la portata della sua eredità sportiva.

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