Dovbyk rivela: «Vicinissimo al Milan, poi a Roma mi hanno fatto capire di essere la riserva»
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Dovbyk rivela: «Vicinissimo al Milan, poi a Roma mi hanno fatto capire di essere la riserva»

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A un passo dal Milan, poi bloccato dai tempi del mercato e costretto a restare a Roma da separato in casa. È questo il retroscena più pesante raccontato da Artem Dovbyk a La Repubblica, in un'intervista in cui l'attaccante ucraino, oggi in prestito al Bologna, ripercorre gli ultimi mesi complicati vissuti in giallorosso. Sono stato molto vicino al Milan, ma mancavano tre giorni alla fine del mercato e non ci fu tempo, ha raccontato, aprendo uno squarcio su una trattativa che avrebbe potuto cambiare il suo destino e che invece si è arenata sul filo di lana. Rimasto a Roma senza una vera alternativa, Dovbyk ha provato comunque a giocarsi le sue carte. Ma la stagione ha preso subito una piega diversa da quella immaginata. Ho iniziato la stagione giocando poco e mi hanno fatto capire che sarei stato l'attaccante di riserva, ha spiegato, ammettendo che quella prospettiva gli è pesata più di ogni altra cosa. Mi stavo preparando per un'annata lunga, da protagonista, ed è stato difficile realizzare che così non sarebbe stato. «Giocavo sempre meno, non mi divertivo più» Il crollo, racconta l'attaccante, non è stato improvviso ma progressivo. Le occasioni si sono diradate, la fiducia pure, e con essa anche il piacere di stare in campo. Giocavo sempre meno e non mi divertivo più, ha ammesso senza troppi giri di parole. Poi, a complicare ulteriormente un quadro già difficile, è arrivato l'infortunio. Insomma, è capitato di tutto e ora voglio solo giocare e godermi il campo, ha sintetizzato Dovbyk, chiudendo così il racconto della sua ultima annata capitolina. Sul banco degli imputati, secondo l'ucraino, non c'è però solo la gerarchia interna. C'entra anche il modo di giocare della Roma, un sistema che secondo lui ha finito per penalizzare tutti gli attaccanti, lui compreso. Anche a Roma c'erano giocatori fantastici nel ruolo, come Dybala, Soulé, El Shaarawy. Ma giocare là è diverso, c'è tanta pressione, l'errore non è un'opzione, ha detto, aggiungendo che spesso bastava sbagliare una sola occasione per compromettere l'intera partita. Un contesto reso ancora più instabile dal continuo avvicendarsi di allenatori e dai cambiamenti interni al club, che secondo Dovbyk hanno impedito a diversi giocatori — persino uno come Dybala — di rendere al meglio. La rinascita in Emilia A Bologna, però, la musica sembra già diversa. Dovbyk racconta di aver ritrovato quella serenità perduta nell'ultimo anno romanista, complice un ambiente che lo considera un elemento centrale del progetto. In Italia non l'avete ancora vista, ma spero e credo presto la riuscirò a mostrare anche qui, ora sento di poter tornare a divertirmi col calcio, ha detto, parlando della sua vera versione, quella che a Roma non si è praticamente mai vista. Quando la gente crede in te, è tutto diverso. Qui sto ritrovando quell'emozione, per il Bologna mi sento importante. Non un ambientamento qualsiasi, insomma, ma una ripartenza vissuta quasi con urgenza. Voglio godermela e ripagare di questo il club e i miei nuovi compagni, ha concluso l'attaccante, che ora attende solo il campo per dimostrare quanto raccontato nell'intervista.

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