Chvu tecnico dell'Inter
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Inter, Chivu spiega il derby perso: il modulo era obbligato, gli errori difensivi no

Il tecnico nerazzurro chiarisce le ragioni della formazione inedita contro il Milan: Lautaro assente, Bonny e Pio Esposito debilitati dalla febbre. Ma dopo il 3-1 di San Siro riconosce soprattutto un problema di atteggiamento e concentrazione.

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Cristian Chivu riconosce le proprie responsabilità dopo il derby perso 3-1 dall'Inter contro il Milan, ma chiarisce che il cambio di modulo è stato condizionato dall'emergenza offensiva delle ultime ore. Nella stracittadina disputata sabato 31 ottobre a San Siro, i nerazzurri hanno incassato due reti nei primi dieci minuti, reagendo soltanto dopo il gol di Alessandro Bastoni, prima di subire la punizione di Diego Moreira che ha fissato il risultato già nel primo tempo. L'allenatore romeno, intervenuto nel dopopartita, ha spiegato che le condizioni di Ange-Yoan Bonny e Francesco Pio Esposito, unite all'assenza di Lautaro Martínez, lo hanno costretto a modificare l'assetto abituale. Le difficoltà di formazione, però, non bastano a giustificare gli errori commessi. È lo stesso Chivu a riconoscerlo, individuando nella scarsa attenzione e nella mancanza di aggressività i problemi principali della squadra.

Il primo elemento sul quale riflettere riguarda proprio la fase difensiva. L'Inter ha incassato 13 gol nelle prime dieci giornate di Serie A, una media di 1,3 a partita che stride con l'ambizione di confermarsi ai vertici del campionato. Contro il Milan, la formazione nerazzurra ha subito il vantaggio di Christian Pulisic dopo appena quattro minuti, permettendo a Diego Moreira di superare Carlos Augusto sulla destra e di servire l'americano, lasciato troppo libero di colpire di testa. Sul raddoppio di Adrien Rabiot, arrivato al 10', è stata invece la gestione di un calcio d'angolo a risultare insufficiente: il francese ha potuto calciare senza opposizione su uno schema preparato dai rossoneri. Due reti differenti nella costruzione, accomunate dalla difficoltà dell'Inter di riconoscere tempestivamente il pericolo e intervenire con la necessaria decisione.

Perché Chivu ha cambiato modulo: l'emergenza in attacco

La scelta più discussa della serata è stata quella di abbandonare il consueto 3-5-2 per schierare una formazione con Marcus Thuram unica punta, sostenuto da Petar Sučić e Andy Diouf. Sulle corsie hanno trovato spazio Djed Spence e Carlos Augusto, mentre Federico Dimarco è rimasto inizialmente in panchina. L'obiettivo era costruire una squadra capace di attaccare gli spazi con maggiore velocità, mantenendo due giocatori tra le linee avversarie. Nella pratica, soprattutto durante i primi minuti, la soluzione ha prodotto l'effetto opposto: Thuram è rimasto spesso isolato e il Milan ha potuto portare pressione senza trovare una risposta immediata dagli uomini offensivi nerazzurri.

Soltanto dopo la partita è emersa con chiarezza la ragione della scelta. Bonny aveva trascorso la notte precedente con febbre alta, nausea e vomito, mentre Pio Esposito era stato debilitato dall'influenza durante la settimana. Chivu ha ammesso di essere stato costretto a modificare i programmi, spiegando: «Abbiamo dovuto improvvisare con la convinzione che fosse la cosa giusta». Una ricostruzione confermata anche da Nicolò Barella, che ai microfoni di Sky Sport ha riconosciuto come la disponibilità limitata degli attaccanti avesse condizionato le decisioni dell'allenatore. In questo contesto, lasciare Bonny ed Esposito inizialmente fuori non può essere interpretato semplicemente come una preferenza tattica: entrambi erano stati male e il loro impiego doveva necessariamente tenere conto delle condizioni fisiche.

Rimane però aperta la questione dell'efficacia della soluzione adottata. L'Inter ha faticato a trovare collegamenti tra centrocampo e attacco, mentre Carlos Augusto è stato costretto a contenere le accelerazioni di Moreira, perdendo parte della capacità di accompagnare l'azione offensiva. La squadra ha cambiato atteggiamento dopo il 2-0, trovando il gol di Bastoni e costruendo alcune occasioni importanti. Il momento decisivo è arrivato al 33', quando Mike Maignan ha respinto una conclusione ravvicinata di Spence che avrebbe potuto portare il risultato sul 2-2. Il terzo gol del Milan, firmato da Moreira su punizione dieci minuti più tardi, ha vanificato quella reazione e costretto i nerazzurri a inseguire nuovamente con due reti di svantaggio.

I cambi arrivano tardi, ma Chivu guarda soprattutto all'atteggiamento

Anche la gestione delle sostituzioni ha alimentato il dibattito. Bonny e Pio Esposito sono entrati soltanto all'82', quando mancavano pochi minuti alla conclusione e il Milan aveva ormai organizzato una fase difensiva più prudente. Chivu aveva già inserito Zieliński e Mkhitaryan al 72', cercando maggiore qualità nella circolazione del pallone, ma l'attacco ha continuato a produrre meno di quanto fosse necessario per rimettere in discussione il risultato. La scelta di attendere così a lungo prima di aggiungere un secondo centravanti resta discutibile sul piano tattico, anche considerando che le condizioni dei due giocatori non permettevano di prevedere con certezza quanto avrebbero potuto offrire.

Nel secondo tempo l'Inter ha mantenuto maggiormente il possesso senza riuscire a trasformarlo in una pressione costante. Carlos Augusto ha sprecato una buona occasione davanti a Maignan e il tentativo di recuperare campo si è spesso scontrato con una manovra troppo lenta. Il Milan ha difeso il vantaggio, affidandosi alla compattezza del centrocampo e agli interventi dei propri difensori. Le difficoltà nerazzurre non possono quindi essere ricondotte esclusivamente al modulo iniziale: anche quando gli spazi sono aumentati e sono arrivati giocatori più offensivi, la squadra non ha trovato la precisione e l'intensità necessarie per riaprire la partita.

La valutazione più severa arriva proprio dall'allenatore. Chivu ha riconosciuto che l'Inter sta attraversando una fase nella quale alcuni comportamenti vengono affrontati con eccessiva leggerezza, soprattutto nei momenti in cui è necessario difendere con attenzione. «Dobbiamo ritrovare quella cattiveria che l'anno scorso avevamo un po' di più», ha dichiarato, collegando le difficoltà attuali anche alla necessità di mantenere fame e determinazione dopo una stagione ricca di soddisfazioni. Il tecnico ha invitato la squadra a non adagiarsi sui risultati del passato, pur ricordando che il campionato è ancora lungo e che la sconfitta non cancella quanto costruito nelle giornate precedenti.

Il derby lascia dunque due questioni differenti. La prima riguarda la capacità dell'Inter di adattarsi alle assenze senza perdere efficacia offensiva, un problema sul quale la dirigenza potrebbe riflettere anche in vista del mercato invernale. La seconda, più immediata, riguarda la concentrazione difensiva e la qualità degli approcci alle partite, aspetti sui quali Chivu dovrà intervenire indipendentemente dai giocatori disponibili. Il prossimo appuntamento sarà martedì 3 novembre sul campo del Feyenoord, nella quarta giornata di Champions League. Una trasferta che arriva a soli tre giorni dal derby e nella quale l'Inter sarà chiamata a dimostrare soprattutto di aver compreso gli errori commessi contro il Milan.

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