San Siro trattiene il respiro fino all’ultimo, poi resta con una sensazione addosso difficile da smaltire. Milan-Genoa finisce 1-1, ma il risultato è solo la superficie di una partita che ha cambiato volto più volte e che, nel finale, ha messo tutti davanti alla parte più crudele del calcio. Il pareggio arriva tardi, il colpo del possibile sorpasso ancora più tardi. E quando tutto sembra pronto per essere ribaltato, il pallone vola sopra la traversa e chiude la notte.
Il Milan cercava continuità, il Genoa sopravvivenza. Ne è uscita una gara tesa, nervosa, piena di episodi, in cui la logica ha provato a farsi largo senza riuscirci fino in fondo.
Una partita che si incarta da sola
Il Genoa imposta la sua serata sull’ordine e sull’attesa, il Milan sulla pressione e sul controllo territoriale. Ma la prima crepa è rossonera. A metà primo tempo, su una lettura difensiva sbagliata, Colombo si infila dove non dovrebbe esserci spazio e porta avanti gli ospiti. È un gol che pesa, perché obbliga il Milan a cambiare spartito molto prima del previsto.
La reazione non manca, ma è sporca, ansiosa. Le occasioni arrivano soprattutto sui palloni inattivi e sulle seconde giocate, ma davanti si erge Leali, che sembra avere sempre un tempo in più degli altri. È una di quelle serate in cui il portiere avversario diventa lentamente un problema mentale.
Il muro Leali e l’ombra del Var
La ripresa accentua l’inerzia: il Genoa si abbassa, il Milan spinge. Allegri ridisegna l’attacco, San Siro alza il volume, la partita si gioca quasi a una porta sola. Il pareggio arriva una prima volta, ma viene cancellato: tocco giudicato irregolare, Var protagonista, esultanza congelata. Un episodio che spezza il ritmo e alimenta nervosismo.
Il Milan insiste, accumula corner, tiri respinti, deviazioni sporche. Leao ci prova in ogni modo, Pulisic cerca il guizzo, ma Leali continua a respingere, diventando il filo conduttore della partita. Il tempo scorre, la sensazione è quella di una rincorsa contro l’orologio.
Il gol nel recupero e l’illusione completa
Quando la partita sembra ormai avviata verso una sconfitta beffarda, arriva il momento che rimette tutto in equilibrio. Nel recupero, su palla inattiva, Leao trova finalmente lo spazio giusto e firma l’1-1. È un gol che libera lo stadio, che cambia improvvisamente la lettura della serata. Da frustrazione a assedio finale, da punto perso a possibile vittoria. Ma il calcio, a volte, chiede il conto subito.
Il rigore al 99’ e il silenzio di San Siro
All’ultimo respiro il Genoa riparte, conquista metri, entra in area. Il contatto c’è, l’arbitro indica il dischetto dopo il controllo Var. Stanciu va sul pallone con pochi minuti nelle gambe. La rincorsa è breve, l’esecuzione no: tiro altissimo, pallone che si perde sopra la traversa, stadio ammutolito. Subito dopo arriva il fischio finale. Nessuna appendice, nessuna seconda occasione.
Un punto che lascia domande
Il Milan resta nelle zone alte della classifica, ma perde l’occasione di trasformare una serata storta in un successo sporco, di quelli che fanno stagione. Il Genoa porta via un pareggio che vale ossigeno e fiducia, soprattutto per come è arrivato. Resta una partita che non si archivia in fretta. Perché il tabellino dice 1-1, ma certe notti ti insegnano che il risultato non basta a raccontare tutto.



