Un portiere che vale, che piace, che fa gola. Eppure Mile Svilar, intervenuto ai microfoni di Radio Romanista, ha scelto la strada più diretta per chiudere le voci che lo accostano ad altri club: Certo, ha risposto senza esitazioni quando gli è stato chiesto se si vede ancora a Trigoria a lungo termine. Da calciatore non sei sempre l'unico a decidere, però io sono felice qua, la mia famiglia è felice qua. Quindi, per il momento io voglio stare qua e basta. Poi, con la lucidità di chi il calcio lo conosce bene, ha aggiunto: Che cosa succederà tra due anni, tre anni, cinque anni? Non lo so io, non lo sai tu, non lo sa il presidente, non lo sa l'allenatore. Il calcio è fatto da dinamiche che vanno oltre al calciatore. Ma se tu lo chiedi a me, beh, sì: voglio restare qua. Non è una chiusura formale, buttata lì per accontentare i tifosi. È un discorso articolato, che il portiere serbo ha costruito senza sconti al proprio valore di mercato, riconosciuto implicitamente ma subito ridimensionato dalla propria volontà. Gli obiettivi in Champions Tornata la Champions League dopo il terzo posto della scorsa stagione, Svilar non si nasconde sugli obiettivi giallorossi. Noi dobbiamo puntare a passare il turno, ovviamente, tra le prime otto, poi vogliamo giocare i play-off, spiega. Ma prima, avverte, c'è il campionato da avviare con il piede giusto: Come abbiamo visto l'anno scorso era importantissimo iniziare bene: alla fine si gioca per un punto, due punti, tre punti al massimo. Un riferimento che pesa, considerando come la qualificazione europea in due delle ultime stagioni si sia decisa proprio su un margine minimo rispetto a Juventus e Milan. Sul fronte campionato, poi, il portiere non si sbilancia troppo sulla concorrenza rafforzata da Como, Juventus e Milan. Non lo so, dipenderà sicuramente da quanto saranno protagonisti questi nuovi giocatori, dice, ricordando come proprio contro il Como, in trasferta, la Roma avesse incassato un ko che sembrava compromettere la corsa Champions, salvo poi ribaltare tutto vincendo cinque delle ultime sei partite di campionato. Stadi mai visti, la sfida a Mourinho C'è spazio anche per qualche curiosità sportiva. Svilar ammette di non aver mai giocato al Bernabeu, né di esserci stato in panchina ai tempi del Benfica, e di non aver mai calcato né Dortmund né il Parco dei Principi. Sul possibile ritorno contro José Mourinho, ex tecnico giallorosso, la preferenza è chiara: Per me al Bernabeu, solo per l'esperienza dello stadio. Ma anche all'Olimpico sarebbe bello. Il portiere che deve ancora crescere Sul piano tecnico, Svilar non si accontenta. Individua nella costruzione dal basso il margine di miglioramento più evidente, sia individuale che di squadra: Magari nella costruzione dal basso, dove magari anche come squadra non facciamo sempre il massimo. Lì possiamo migliorare e imparare. Ma allarga il discorso a tutta la carriera, con una lettura quasi filosofica del mestiere: Un portiere diventa anche più completo e più forte nel tempo, perché vive tante altre situazioni in cui magari a trentadue, trentatré anni si ritrova una situazione che ha già vissuto per cinquanta volte. Il padre, anche lui portiere Le sue caratteristiche più riconoscibili, come la propensione alle uscite basse, hanno radici familiari. Ho sempre avuto questa caratteristica, racconta, e poi tante volte ti ritrovi in una situazione di uno contro uno, dunque ho sempre lavorato sull'andare in avanti. Il merito, ammette, è soprattutto di suo padre, portiere a sua volta: Con lui non era possibile piangere, scherza ricordando le pallonate prese da bambino. Uno stile che i preparatori Farelli e Salineri, dice, riconoscono ancora oggi come marcatamente italiano. Vita privata e spogliatoio dei portieri Diventato papà da qualche mese, Svilar racconta un cambiamento che si vede fuori dal campo più che dentro. A casa cambia tantissimo: magari è anche una cosa positiva, perché non pensi tutto il giorno al fatto che si possa aver fatto qualcosa di sbagliato in allenamento o in partita, vedi tuo figlio e cambia tutto. Sul gruppo portieri, che comprende Gollini, Gigi e De Marzi, parla di un'intesa costruita negli anni: Ci conosciamo tantissimo, anche con uno sguardo a volte dici tutto quello che l'altro deve sapere. Non manca un aneddoto, tirato fuori più volte in passato da Nemanja Matić, sulla colazione a base di cereali e latte ai tempi delle prime stagioni romaniste. La verità è che c'era sempre qualcosa da mangiare ma lui non te la faceva, ride Svilar. Quindi sì, quella è la storia. Alla domanda su quale sia stata la parata più importante della sua avventura in giallorosso, Svilar non ha dubbi: quella su Soulé contro il Frosinone, nel 2024. Non so se è la più bella. Però è la più importante per il prosieguo della mia carriera a Roma, dice. La prima partita, ricorda, in cui capì che rendere bene poteva davvero cambiargli la carriera.

Svilar chiude al mercato: "Sono felice qui, voglio restare alla Roma"
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