José Mourinho ha ricevuto mercoledì 14 ottobre 2026 un lungo tributo dai tifosi della Roma al suo ritorno allo Stadio Olimpico, 1002 giorni dopo l'esonero del 16 gennaio 2024, in occasione della partita di Champions League vinta 4-3 dal suo Real Madrid contro la squadra di Gian Piero Gasperini. Prima e durante l'incontro, la Curva Sud e gli altri settori dello stadio hanno accolto l'ex allenatore giallorosso con cori, applausi, striscioni e una coreografia dedicata ai momenti più importanti della sua esperienza nella Capitale. Mourinho ha ricambiato portando una mano al petto e inviando un bacio verso i suoi vecchi tifosi. L'accoglienza non si è trasformata in contestazione nemmeno dopo la rimonta dei Blancos, capaci di ribaltare il risultato dal 3-1 al 4-3 negli ultimi minuti grazie anche alla rete decisiva dell'ex Antonio Rüdiger. Per il pubblico romanista è stata l'occasione di tributare finalmente un saluto all'allenatore che aveva riportato un trofeo europeo nella Capitale, dopo una separazione arrivata senza il congedo che molti avrebbero desiderato.La scelta degli spalti è stata particolarmente significativa proprio per il contesto nel quale si è verificata. Mourinho non tornava a Roma per una celebrazione ufficiale o per una partita amichevole, ma per guidare una delle avversarie più prestigiose della Champions League. Il pubblico aveva tutte le ragioni sportive per desiderare la sua sconfitta e, contemporaneamente, quelle affettive per riconoscergli quanto realizzato durante i due anni e mezzo trascorsi sulla panchina giallorossa. La distinzione è emersa con chiarezza nei novanta minuti: sostegno alla squadra di Gasperini, entusiasmo per i tre gol romanisti e amarezza per la rimonta finale, senza che questo cancellasse la riconoscenza verso il tecnico portoghese.Dal Colosseo alla Curva Sud: Roma restituisce a Mourinho il saluto mancatoIl primo omaggio era comparso nel pomeriggio davanti al Colosseo, sul Ponte degli Annibaldi, dove alcuni tifosi avevano esposto uno striscione dedicato al ritorno dello Special One. Il messaggio richiamava tanto i successi quanto le difficoltà affrontate insieme, sintetizzando il rapporto costruito con Mourinho durante un periodo nel quale la Roma era tornata a disputare finali europee e a vivere serate di grande coinvolgimento popolare.«José, tra ferite e vittorie ci hai insegnato una via: onorare Roma fino all'ultima follia».Le parole, apparse in uno dei luoghi più riconoscibili della città, anticipavano ciò che sarebbe successo poche ore più tardi all'Olimpico. Il ricordo di Mourinho non veniva affidato soltanto ai risultati, ma anche al modo in cui aveva rappresentato la Roma nei momenti difficili, attraverso un rapporto con la tifoseria fondato su una partecipazione emotiva particolarmente intensa. Il tecnico aveva spesso interpretato pubblicamente le ambizioni e le frustrazioni dell'ambiente romanista, diventando una figura capace di suscitare consenso e discussioni anche oltre le prestazioni sul campo.L'accoglienza è entrata nel vivo al momento della presentazione delle formazioni. Lo speaker dello Stadio Olimpico, Matteo Vespasiani, ha introdotto Mourinho con una frase che ha immediatamente provocato una lunga ovazione: «Chi ha vinto con la Roma non può essere dimenticato». Poco dopo, il nome dell'attuale allenatore del Real Madrid è stato accompagnato dagli applausi delle tribune, trasformando una formalità precedente al calcio d'inizio in uno dei momenti più intensi della serata.In Tribuna Tevere è comparso un altro messaggio, questa volta costruito attorno al soprannome con il quale Mourinho è conosciuto nel mondo: «Per il mondo Special e per Roma immortale, ave Mou». Il riferimento alla Roma immortale lega il ricordo dell'allenatore alla storia della città, utilizzando un linguaggio che appartiene spesso alla tradizione delle coreografie giallorosse. Non era soltanto un ringraziamento a un tecnico capace di conquistare un trofeo, ma il riconoscimento di una figura ormai inserita nella memoria sportiva della tifoseria.Il momento più importante è arrivato dalla Curva Sud. Tre grandi immagini hanno ripercorso alcuni dei gesti più riconoscibili di Mourinho durante la sua esperienza romanista: l'esultanza, la corsa verso i tifosi e la conquista della Conference League. Accanto alle gigantografie, uno striscione ha celebrato il significato di quella vittoria attraverso un linguaggio solenne, ispirato alla tradizione classica e alla simbologia della gloria romana.«Chi porta gloria a Roma, Roma lo onorerà per sempre. Oggi le tue mani consacrano le spolia opima e il popolo ti tributa la gloria eterna».Il riferimento alle spolia opima, uno degli onori militari più prestigiosi dell'antica Roma, ha trasformato la coreografia in una celebrazione dal significato storico e simbolico. Il trofeo conquistato a Tirana diventava, nel linguaggio della Curva, il segno di una vittoria destinata a sopravvivere alla fine del rapporto professionale. Mourinho non veniva celebrato perché allenatore del Real Madrid, ma perché protagonista di una pagina che la tifoseria considera parte integrante della propria storia.Il bacio di Mourinho alla Sud e la notte di Tirana che non si cancellaMourinho ha seguito l'omaggio visibilmente coinvolto. Dalla zona della panchina ha osservato le immagini, ascoltato i cori e ringraziato portando una mano al petto. Poi ha inviato un bacio verso la Curva Sud, il settore che per tutta la sua permanenza a Roma aveva rappresentato uno dei principali riferimenti del rapporto con il pubblico.Il gesto ha assunto un significato particolare perché la separazione del gennaio 2024 era arrivata in maniera improvvisa, attraverso la decisione della società di interrompere il rapporto dopo una fase di risultati negativi. Mourinho aveva lasciato Trigoria senza poter tornare davanti a uno stadio pieno per salutare ufficialmente i tifosi. Il suo ultimo periodo romanista si era così concluso senza una scena conclusiva condivisa, lasciando aperto uno spazio emotivo che il ritorno del 14 ottobre ha permesso almeno in parte di colmare.Il rapporto era nato nel 2021, quando l'annuncio dell'arrivo del portoghese aveva provocato un entusiasmo immediato. Mourinho portava a Roma un curriculum costruito attraverso vittorie nazionali e internazionali, comprese due Champions League, ma soprattutto una capacità di attirare attenzione e modificare le aspettative attorno alla squadra. Nel giro di pochi mesi, quella presenza aveva assunto una dimensione più profonda, alimentata dalla partecipazione del tecnico alle vicende del club e dalla sua relazione diretta con l'ambiente.La svolta arrivò il 25 maggio 2022, con la vittoria della Conference League contro il Feyenoord a Tirana. Il gol di Nicolò Zaniolo consegnò alla Roma un successo europeo atteso da decenni, trasformando la finale in una delle serate più importanti della storia recente giallorossa. Per Mourinho fu un altro trofeo internazionale, ma per molti romanisti rappresentò qualcosa di differente: la possibilità di vivere finalmente una vittoria europea della propria squadra, dopo anni nei quali le grandi competizioni avevano spesso prodotto speranze e delusioni.«Questa sera c’era da scrivere la storia e l’abbiamo fatto», aveva dichiarato Mourinho dopo la finale. Quelle parole hanno continuato ad accompagnare il ricordo della vittoria, diventando il simbolo di un rapporto che non si esauriva nell'immagine dell'allenatore vincente. Il portoghese aveva costruito una relazione con una tifoseria che chiedeva soprattutto di sentirsi competitiva, rispettata e capace di affrontare avversari più forti senza considerarsi battuta in partenza.È anche per questo che la coreografia dell'Olimpico ha scelto di recuperare le immagini della Conference League. La coppa conquistata a Tirana rimane il risultato capace di mettere d'accordo anche chi, durante gli anni successivi, aveva espresso dubbi sulle scelte tattiche e sulla gestione della squadra. Il giudizio complessivo sull'esperienza di Mourinho può essere differente da tifoso a tifoso, ma il valore storico di quella vittoria resta un elemento concreto della memoria romanista.Budapest, l'altra ferita condivisa tra Mourinho e i romanistiLa Curva Sud non ha ricordato soltanto la notte della vittoria, ma anche quella della sconfitta più dolorosa. Tra gli striscioni dedicati al portoghese è comparso un riferimento alla finale di Europa League del 2023 contro il Siviglia, disputata a Budapest e conclusa con il successo degli spagnoli ai calci di rigore.«A Budapest ci hai difeso fino all'inferno. Bentornato José, romanista in eterno».Il messaggio richiama una serata che rappresenta ancora oggi uno dei momenti più discussi dell'esperienza di Mourinho. La Roma aveva raggiunto la seconda finale europea consecutiva, passando in vantaggio con Paulo Dybala prima di essere raggiunta dal Siviglia. La partita si era poi protratta fino ai rigori, con i giallorossi sconfitti dopo un confronto segnato anche da forti polemiche arbitrali.Mourinho contestò duramente alcune decisioni del direttore di gara Anthony Taylor, soprattutto in relazione a un episodio in area di rigore del Siviglia. Le proteste proseguirono anche dopo il fischio finale, quando il tecnico ebbe un confronto verbale con la squadra arbitrale nell'area del parcheggio dello stadio. Fu una vicenda controversa, che contribuì a definire l'immagine di un allenatore disposto a esporsi pubblicamente per difendere la propria squadra, ma che suscitò anche critiche per i modi utilizzati.Nella memoria di molti tifosi romanisti, tuttavia, Budapest è rimasta soprattutto il simbolo di un'occasione sfumata dopo un percorso europeo particolarmente coinvolgente. La seconda finale consecutiva aveva rafforzato la sensazione che la Roma potesse tornare stabilmente a competere per un trofeo internazionale, e il risultato negativo aveva lasciato una delusione destinata ad accompagnare anche la stagione successiva.Il tributo del 14 ottobre recupera proprio questa dimensione. Non celebra soltanto un successo, ma riconosce anche la sofferenza condivisa. La tifoseria ha scelto di ricordare Mourinho attraverso entrambe le esperienze, Tirana e Budapest, perché la relazione costruita con l'allenatore non si è sviluppata esclusivamente attorno alle vittorie.Dopo quella finale, il portoghese rimase sulla panchina della Roma per un'altra parte di stagione, prima dell'esonero del gennaio 2024. La separazione arrivò in un momento nel quale il rapporto tra squadra, risultati e aspettative era diventato complicato. Il tecnico lasciò il club senza che il pubblico potesse dedicargli una serata conclusiva, una circostanza che ha contribuito a rendere particolarmente atteso il ritorno all'Olimpico.La Roma perde 4-3, ma Mourinho lascia lo stadio tra gli applausiLa partita ha aggiunto alla serata un epilogo che nessuno avrebbe potuto prevedere. La Roma di Gasperini si è portata sul 3-1 grazie alla rete di Marten de Roon e alla doppietta di Donyell Malen, dando l'impressione di poter conquistare una vittoria prestigiosa contro il Real Madrid. Per oltre un'ora i giallorossi hanno messo in difficoltà la formazione di Mourinho, sfruttando aggressività, qualità tecnica e capacità di attaccare gli spazi.Poi, negli ultimi minuti, il risultato è cambiato completamente. Espí, Endrick e Antonio Rüdiger hanno segnato tre volte sugli sviluppi di calci d'angolo, ribaltando il punteggio fino al definitivo 4-3. La rete decisiva dell'ex difensore romanista ha aggiunto un altro elemento particolare a una serata già attraversata dai ricordi.Per Mourinho è stata una vittoria importante, ottenuta attraverso una rimonta che ha premiato l'impatto dei giocatori entrati dalla panchina. Per la Roma, invece, si è trattato di una sconfitta particolarmente dolorosa, soprattutto per la sensazione di aver perso una partita ormai vicina al successo. Eppure, nemmeno il risultato finale ha trasformato l'accoglienza dell'ex allenatore in ostilità.Il pubblico ha continuato a manifestare riconoscenza verso il portoghese, mantenendo distinta la delusione sportiva dal giudizio sul passato. Mourinho, da parte sua, ha cercato di rispettare questa sensibilità anche nel momento dell'esultanza. Interrogato dopo la partita sul proprio comportamento, ha spiegato di aver scelto di festeggiare senza correre verso il settore dei romanisti.«Abbiamo vinto, stavo festeggiando. Non mi hai visto correre sotto la Nord dove sono i nostri tifosi, sotto la Sud non per rispetto».La scelta racconta la consapevolezza di trovarsi in uno stadio nel quale la sua presenza conserva un significato particolare. Mourinho aveva il diritto e il dovere professionale di cercare la vittoria del Real Madrid, ma ha voluto evitare un gesto che potesse essere interpretato come una provocazione nei confronti di chi lo aveva sostenuto per anni.È stata una forma di reciprocità rispetto all'accoglienza ricevuta. I tifosi avevano riconosciuto il valore del passato senza rinunciare a sostenere la Roma; l'allenatore ha celebrato il presente senza utilizzare la vittoria per colpire emotivamente il suo vecchio pubblico. In una notte segnata da sette gol e da un finale drammatico, questo equilibrio ha rappresentato forse l'aspetto più significativo del ritorno dello Special One.Mourinho e la Roma, l'appartenenza che sopravvive alla fine di un contrattoL'accoglienza riservata a Mourinho non significa che tutti i romanisti abbiano lo stesso giudizio sulla sua esperienza. Gli anni trascorsi nella Capitale hanno prodotto risultati importanti, ma anche discussioni sul gioco, sulle scelte dell'allenatore e sulla gestione di una squadra che, soprattutto in campionato, non era sempre riuscita a ottenere la continuità desiderata.La separazione del 2024 era arrivata proprio dopo una fase difficile, nella quale la società aveva deciso di cambiare guida tecnica. Riconoscere il valore della Conference League non significa cancellare automaticamente i problemi che avevano accompagnato gli ultimi mesi della gestione Mourinho, così come ricordare quelle difficoltà non impedisce di attribuire all'allenatore un ruolo importante nella storia del club.La scelta della Curva Sud ha mostrato quanto queste valutazioni possano convivere. Il tributo non chiedeva di rimpiangere il passato o di mettere in discussione la Roma attuale, affidata a Gasperini. Era piuttosto un modo per riconoscere che alcuni risultati appartengono alla storia della società indipendentemente dal nome dell'allenatore che siede oggi in panchina.La Conference League del 2022 è uno di quei risultati. La finale di Budapest del 2023, pur conclusa con una sconfitta, appartiene allo stesso percorso. Il saluto del 14 ottobre ha quindi unito due momenti diversi, restituendo al protagonista di quelle stagioni un riconoscimento che non aveva potuto ricevere al momento della partenza.Anche il luogo ha contribuito al significato dell'evento. Lo Stadio Olimpico era stato il punto di incontro tra Mourinho e una tifoseria capace di trasformare ogni notte europea in un appuntamento collettivo, riempiendo gli spalti e accompagnando la squadra anche nei momenti più complicati. Tornarci da avversario significava inevitabilmente confrontarsi con quei ricordi, ma anche accettare che la storia sportiva fosse ormai cambiata.Il portoghese guida oggi il Real Madrid, mentre la Roma cerca di costruire un nuovo percorso sotto la direzione di Gasperini. Le due storie possono continuare separatamente senza che una cancelli l'altra. È questa la prospettiva che emerge dall'accoglienza dell'Olimpico, dove il passato è stato celebrato prima di lasciare spazio alla partita.La serata del 14 ottobre rimarrà anche per la rimonta subita dai giallorossi, per i tre gol concessi nel finale e per l'amarezza di una vittoria sfumata. Ma accanto alla cronaca sportiva resterà un'altra immagine: Mourinho in piedi davanti alla panchina del Real Madrid, la Curva Sud che canta il suo nome e il bacio inviato verso gli spalti.Dopo 1002 giorni, l'allenatore e il pubblico romanista hanno finalmente potuto incontrarsi di nuovo. Non era più il tempo di festeggiare insieme una vittoria, e nemmeno quello di immaginare un futuro comune. Era il momento di riconoscere ciò che era stato costruito, prima che il calcio riportasse ciascuno dalla propria parte.La Roma ha perso una partita che sembrava vinta. Mourinho ha conquistato tre punti contro la squadra che aveva guidato. Ma il tributo dell'Olimpico ha raccontato qualcosa che il risultato non può modificare: un trofeo entra nell'albo d'oro di un club, mentre il ricordo di chi lo ha conquistato può continuare a vivere nella sua tifoseria.

Mourinho torna all'Olimpico e la Roma lo abbraccia: la Curva Sud commuove José, applausi anche dopo il 3-4
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