Certe sconfitte pesano più di altre. Non solo per il punteggio, ma per quello che rivelano. A Como, in un pomeriggio di ottobre, la Juventus ha perso molto più di una partita: ha perso certezze, convinzioni, e forse anche un po’ della sua identità. I lariani di Cesc Fàbregas – anzi, del suo spirito, visto che era squalificato – hanno dominato con l’eleganza di chi gioca senza timori e la lucidità di chi sa di essere in un momento magico.
Nico Paz, argentino di scuola Real Madrid, è stato il protagonista assoluto. Gol, assist, visione, personalità: ha giocato come se fosse a Valdebebas, non al Sinigaglia. Prima il cross perfetto per Kempf dopo appena quattro minuti, poi la rete del definitivo 2-0 al 79’, un sinistro a incrociare sotto l’incrocio dei pali che ha gelato Di Gregorio e tutto il settore ospiti. Due giocate da campione, due pugnalate a una Juve smarrita, che da più di un mese non sa più vincere e da due partite non trova nemmeno la via del gol.







