Legge Bove, la norma c'è ma resta ferma: al Mef mancano 5 milioni per farla partire
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Legge Bove, la norma c'è ma resta ferma: al Mef mancano 5 milioni per farla partire

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Sessantacinquemila persone, ogni anno, muoiono aspettando l'aiuto di un passante, di uno sconosciuto o persino di un familiare. Nessuno, semplicemente, aveva mai insegnato loro cosa fare in quei minuti che contano più di tutti. È il dato da cui parte la battaglia della cosiddetta legge Bove, la norma che porta il nome dell'ex calciatore della Fiorentina, oggi al Watford, colpito da arresto cardiaco in campo nel dicembre 2024. Una legge già scritta, discussa, approvata nel suo iter parlamentare. Ma ferma. Il motivo è tanto semplice quanto amaro: al Mef mancherebbero 5 milioni di euro, la cifra necessaria per rendere obbligatori i corsi di primo soccorso nelle scuole italiane. Briciole, rispetto alle dimensioni del bilancio dello Stato. Eppure proprio lì, su quella cifra, l'iter si è incagliato da mesi. Un percorso concluso, ma senza fondi I lavori in commissione scuola al Senato si sono chiusi lo scorso 13 maggio, con un ridimensionamento delle ambizioni iniziali del testo. Da allora, però, silenzio. Il Mef non è stato in grado di reperire le risorse necessarie a finanziare le novità previste dal disegno di legge: formazione obbligatoria sul primo soccorso, inserita non tra le materie scolastiche tradizionali ma nelle ore dedicate alla sicurezza sul lavoro, proprio per non intaccare l'autonomia degli istituti. "Questo non è un problema di costi, ma di investimenti: bisogna investire nella cultura del primo soccorso", ha dichiarato il senatore Marco Lombardo (Azione), primo firmatario del testo. Una distinzione che pesa, soprattutto se si guarda a cosa produrrebbe quell'investimento una volta sbloccato. I numeri che dovrebbero convincere Intervenire nei primissimi minuti dopo un arresto cardiaco aumenta le possibilità di sopravvivenza del 75%. Non solo: un primo soccorso tempestivo riduce anche il rischio di danni cerebrali permanenti, che altrimenti finiscono per gravare come costi aggiuntivi sulla sanità pubblica. A regime, la legge permetterebbe di formare 100 mila studenti delle scuole secondarie ogni anno. Oggi, senza il finanziamento statale e grazie solo al lavoro delle associazioni di volontariato, i ragazzi istruiti sono appena 15 mila. Dal Mef, al momento, nessun segnale concreto. E il tempo, in questo caso, non è un dettaglio: "Se il ministro Giorgetti non si impegna a trovare quei 5 milioni, la legge non potrà andare avanti e butteremo un anno di lavoro", avverte Lombardo.

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