Il verdetto dello Stadio Olimpico è un graffio che brucia: la Roma di Gian Piero Gasperini non riesce a sfondare il muro dell'Atalanta di Raffaele Palladino, fermandosi su un 1-1 che sa di occasione persa. Nonostante il possesso e la pressione asfissiante marchiata Gasp, i giallorossi confermano il trend allergico alle grandi sfide, lasciando punti pesanti davanti ai propri tifosi contro una Dea versione "short-face" che ha saputo soffrire e colpire. L'avvio è uno shock per il pubblico di casa. Al 12', alla prima vera sortita, Nikola Krstovic gela la Sud portando avanti i bergamaschi. La Roma però non si scompone e inizia a macinare il calcio aggressivo chiesto dal tecnico di Grugliasco, trovando in Marco Carnesecchi un ostacolo quasi insormontabile. Il portiere nerazzurro, eletto MVP, ha alzato la saracinesca su ogni tentativo, capitolando solo al 45' sulla prodezza di Mario Hermoso: una girata volante su assist di Devyne Rensch che ha fatto esplodere lo stadio. «Potevamo vincerla, ma ci manca cinismo», è il pensiero che filtra dall'entourage di Gasperini, consapevole che il dominio territoriale non sempre paga i dividendi sperati. La ripresa è stata una gestione del dolore. La Roma ha perso per infortunio prima Gianluca Mancini e poi Rensch, costringendo Gasp a ridisegnare la difesa in emergenza. Se il giovanissimo Venturino (2006) ha portato quella freschezza elettrica che il tecnico esige dai suoi esterni, l'ingresso di Vaz è stato invece un buco nell'acqua, privo di quel sacrificio necessario per completare la rimonta. La traversa colpita ancora da un monumentale Hermoso grida vendetta, ma resta il dato di fatto: questa Roma produce, ma fatica maledettamente a chiudere i conti quando il livello dell'avversario si alza.

Roma-Atalanta 1-1, Gasperini mastica amaro: Hermoso lo salva, ma è emergenza difesa
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