L'illusione è un veleno sottile che a Roma non risparmia nessuno, nemmeno i suoi figli più devoti. Claudio Ranieri è caduto nella trappola di credere che il calcio avesse ancora spazio per la gratitudine, immaginando un "parcheggio riservato" dove la sua storia potesse essere lucidata e rispettata. Invece, come sottolineato in un editoriale di La Repubblica, il Senior Advisor è stato sloggiato con la freddezza riservata a un direttore generale di passaggio, un dirigente qualunque sacrificato sull'altare di un algoritmo o di una nuova filosofia. Ranieri pensava che il mezzo miracolo della scorsa stagione, quando trascinò la squadra dai fondali fino all'Europa, bastasse a blindarlo. Aveva dimenticato che nemmeno il miracolo planetario di Leicester gli evitò l'esonero l'anno successivo. Ma quella era l'Inghilterra, questa è Roma; e il finale, se possibile, è ancora più amaro. La città, cinica e immemore, sembra aver già voltato le spalle al suo paladino. La Roma di Ranieri cammina con i suoi abiti, ma quel confine oggi appare stretto a una piazza votata a una speranza a buon mercato. In fondo, ci si chiede con crudeltà, cos'ha vinto Ranieri qui? Ha sfiorato traguardi, raddrizzato stagioni fallimentari, tenuto la squadra in corsa, ma nell'era dell'immediato questo non basta. L'amore popolare, che si credeva eterno, si è rivelato effimero, durando "come un gatto sul Grande Raccordo Anulare". Il tecnico-dirigente ha sopravvalutato la pazienza altrui e la propria, lasciandosi sfuggire in pubblico parole che avrebbero richiesto il silenzio del privato, incrinando definitivamente il patto con la proprietà e la panchina. Ora che l'ombra elegante e sconsolata di Ranieri si allontana da Trigoria, il popolo romanista, e con lui la proprietà americana, si tuffa in una nuova, collettiva illusione. Dopo i cicli di Mourinho e De Rossi, la scelta è caduta su Gian Piero Gasperini, l'uomo che promette il volo a chi oggi cammina a fatica. Il tecnico bergamasco viene descritto come il guru di una nuova setta: i suoi seguaci continuano a credere nella sua parabola anche quando i miracoli sembrano trucchi già visti, pur di non ammettere che il domani promesso potrebbe non arrivare mai. L'addio di Ranieri segna la fine di un modo di intendere il romanismo, fatto di cuore e appartenenza, per lasciare spazio al "laboratorio" di Gasperini. La Roma oggi è un "aereo più pazzo del mondo" pronto al decollo, ma lo fa staccando l'ombra da terra proprio mentre rinnega l'uomo che l'aveva tenuta a galla nel momento più buio. Resta da capire se la scommessa dei Friedkin pagherà o se, una volta svanito l'effetto del nuovo guru, la città si ritroverà ancora una volta a fare i conti con le macerie di un'ennesima illusione tradita.

Roma, l'illusione di Ranieri e l'azzardo Gasperini
Fonte originaleSoloLaRomaPuoi leggere e condividere questo articolo anche sul sito che lo ha pubblicato originariamente.
Vai all’articolo originale ↗
Segui SerieAGoal su Google
Aggiungici alle tue fonti preferite per trovare più facilmente le nostre notizie su Google.






