Il 60% di possesso non basta ai giallorossi per controllare la partita: 19 tiri e otto conclusioni nello specchio per entrambe le squadre. Le fasce producono tre gol, mentre Mora e Malen decidono il finale. I numeri spiegano pregi e limiti della Roma.
La Roma supera il Cagliari 4-2, ma i numeri della partita restituiscono un confronto molto più equilibrato del risultato finale. All'Olimpico, nella nona giornata di Serie A, la squadra di Gian Piero Gasperini conquista tre punti grazie alla maggiore efficacia offensiva e all'impatto delle sostituzioni, senza riuscire a mantenere il controllo delle occasioni concesse. I giallorossi chiudono con il 60% di possesso palla, 585 passaggi tentati e 508 completati, ma permettono alla formazione di Fabio Pisacane di arrivare al tiro 19 volte, esattamente come i padroni di casa. Anche le conclusioni nello specchio sono identiche, otto per parte, mentre gli expected goals registrano una differenza contenuta: 2,92 per la Roma e 2,29 per il Cagliari. È proprio questa distanza tra possesso e capacità di limitare gli avversari a rappresentare il principale elemento tattico della serata. Gasperini trova quattro reti, tre delle quali nella seconda metà di ciascun tempo, ma deve affidarsi anche agli interventi di Gollini per evitare che gli ospiti approfittino delle occasioni costruite.
L'assetto iniziale conferma il 3-4-2-1, con Mancini, Ndicka e Koulierakis davanti a Gollini, De Roon e Pisilli in mediana, Lulli e Molina sulle corsie esterne. Alle spalle di Castro agiscono Soulé e Cristante, quest'ultimo avanzato rispetto alla posizione abitualmente occupata davanti alla difesa. L'idea di Gasperini è mantenere presenza nella zona centrale senza rinunciare all'ampiezza garantita dagli esterni. La Roma comincia infatti con un pressing alto e cerca immediatamente di portare uomini nella metà campo avversaria, ma la prima svolta arriva in direzione opposta. Il tocco di mano di Pisilli provoca il rigore trasformato da Nzola al 10', costringendo i giallorossi a inseguire. La risposta permette però di individuare una delle soluzioni offensive più efficaci della partita: l'attacco degli spazi laterali, seguito dagli inserimenti dei giocatori che arrivano da posizioni più arretrate.
Il pareggio di Lulli nasce da un cross di Molina e da un movimento verso l'area concluso con un colpo di testa. Sei minuti dopo, la dinamica si ripete con protagonisti differenti: questa volta è Lulli a servire il pallone e Pisilli ad attaccare lo spazio per il 2-1. La Roma riesce così a trasformare la presenza degli esterni in occasioni concrete, sfruttando il contributo offensivo di calciatori che non occupano stabilmente il ruolo di attaccante. È una caratteristica che emerge anche nel finale, quando il cross di Ghilardi permetterà a Mora di segnare il terzo gol. Tre delle quattro reti giallorosse arrivano dunque da palloni serviti dalle corsie esterne, con conclusioni di giocatori differenti. Il dato evidenzia la varietà degli interpreti coinvolti nella finalizzazione, senza che sia necessario attribuire alla squadra una superiorità offensiva costante. Il Cagliari, infatti, riesce a rispondere con continuità e mantiene aperta la partita anche dopo il sorpasso romanista.








