La Roma inseguе Mora, ma il vero problema è un altro: Gasperini ha una rosa a metà e settembre incombe
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La Roma inseguе Mora, ma il vero problema è un altro: Gasperini ha una rosa a metà e settembre incombe

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Chi conosce il modo di lavorare del Porto lo aveva messo in conto. La trattativa per Rodrigo Mora, il diciannovenne che i giallorossi inseguono da giorni, ieri sera si è arenata di colpo dopo che il presidente André Villas-Boas ha rilanciato con condizioni più pesanti: dieci milioni di prestito e non sette, riscatto a 40 che diventa obbligo a parametri più semplici da centrare, più una percentuale sulla futura rivendita. Oggi, secondo quanto ricostruito dai colleghi, è il giorno del dentro o fuori. Una delle due parti deve cedere, o l'affare rischia di saltare.E qui c'è il primo nodo. Perché fino a martedì sera pareva fatta: l'ultima offerta della Roma (prestito oneroso da sette milioni, diritto a 43, obbligo a certe condizioni) sembrava aver piegato la resistenza portoghese. Invece niente. Il Porto è una bottega cara, di quelle che non regalano mai niente, e Villas-Boas ha rimesso tutto in discussione. Non è un caso isolato: qualche settimana fa lo stesso presidente si era visto sfumare la cessione del ragazzo all'Al-Ittihad per 63 milioni, saltata per il rifiuto del giocatore.Il ballo delle formule che ha fatto saltare l'intesaIl vero terreno di scontro è la clausola dell'obbligo. La Roma aveva legato la trasformazione del diritto in obbligo a due paletti precisi: il 60% delle presenze del giocatore e la qualificazione alla prossima Champions League. Condizioni tutt'altro che scontate, insomma, che tutelano il club di Trigoria. Il Porto ha chiesto l'opposto: più garanzie, soglie più basse, un obbligo che scatti quasi automaticamente. A un certo punto della serata, stando ad alcune fonti, Villas-Boas avrebbe perfino accantonato l'idea del prestito per pretendere un pagamento cash immediato.Difficile prevedere se le prossime ore riavvicineranno i due tavoli. Possibile, sì, visti i continui ribaltoni degli ultimi giorni. C'è poi un fattore da non sottovalutare: il peso di Jorge Mendes, che farà di tutto per rimettere seduti dirigenti portoghesi e romani nella stessa stanza. Ma l'incertezza costringe comunque la Roma a preparare un piano B per quella zona di campo, e a prendersi qualche giorno in più su un'altra pista.Luis Henrique, l'alternativa che l'Inter ha già sbloccatoQuel piano B ha un nome preciso: Luis Henrique. A Trigoria lo considerano un'opzione, nulla di più, e le cifre circolate nelle ultime ore non vengono prese sul serio da queste parti. La formula che il direttore sportivo D'Amico mette sul piatto è quella del prestito con diritto, non certo l'esborso pieno di cui si è parlato. Eppure qualcosa si muove: l'Inter e la Roma hanno già trovato un principio d'accordo sulla base di un'offerta da 28 milioni più bonus.Ieri i nerazzurri hanno comunicato ufficialmente al brasiliano di essere pronti a lasciarlo partire. E il ragazzo, dal canto suo, ha fatto sapere di non avere alcuna chiusura verso la destinazione romana, ponendo però una condizione tutta sua: Voglio conoscere in modo più approfondito il progetto tecnico. Tradotto, la questione slitterà. Se ne riparlerà tra qualche giorno, non appena sarà chiarita la posizione di Mora, che per Gian Piero Gasperini resta la priorità assoluta da tempo.Il ritardo vero è sulla rosa, e Gasperini lo ha già dettoOra, al di là di come finirà con Mora, la mia impressione è che il caso stia oscurando il problema più serio. La Roma ha promesso di completare la squadra entro il primo settembre, chiusura della sessione. Ma il tecnico non più tardi di qualche giorno fa ha parlato senza giri di parole di una rosa con troppo pochi uomini a disposizione. E i numeri gli danno ragione, piaccia o no.Castro e Koulierakis sono arrivati per 57 milioni bonus compresi, due elementi di valore, per carità. Solo che oggi partono dietro a Malen e Hermoso nelle gerarchie, tanto più che Gasperini ha già escluso, almeno in avvio, la soluzione con due punte. Da qualsiasi angolazione la si osservi, con l'allenatore pronto a confermarlo, il ritardo sul mercato è sotto gli occhi di tutti. Non è pignoleria da addetti ai lavori: è una squadra costruita a metà a due settimane dal gong.Le altre caselle vuote: la fascia sinistra è scopertaC'è poi la questione dell'esterno mancino, un buco che resta aperto. Il preferito è Cacciamani, ma la forbice col Torino non si chiude: dodici i milioni offerti, venti quelli richiesti. Piace parecchio anche Udogie, utile pure per le liste, sul quale però pesano dubbi legati soprattutto alle condizioni fisiche. Tanti dossier aperti contemporaneamente, poche pratiche chiuse.Ed è questo il punto politico che la dirigenza giallorossa dovrà spiegare ai propri tifosi. Non se arriverà Mora o l'alternativa, ma perché a ridosso della fine del mercato l'allenatore che è stato scelto come uomo del rilancio si ritrovi ancora a lamentare pubblicamente le lacune di un organico incompleto. La ricostruzione di queste trattative arriva dalle cronache di mercato pubblicate nelle ultime ore. Oggi, intanto, si decide su Mora: e da come andrà, dipenderà anche il resto.

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