C'è un paradosso nella carriera di Francesco Totti che nessuna statistica riesce a giustificare. I dati sono tutti dalla parte del numero 10 romanista, assist man, gol fatti, falli subiti, scarpa d'oro, scudetto e mondiale, eppure, sembra che avendo trascorso tutta la sua carriera alla Roma gli abbia impedito di vincere il Pallone d'Oro. Forse è stata proprio la Roma, che lo ha fatto diventare Totti a impedirgli di vincere il trofeo? Non c'è una risposta ma è certo che i criteri di assegnazione del Pallone d'Oro sono discutibili e poco tecnici. Per sollevare questo trofeo bisogna spesso essere protagonisti delle partite che tutto il mondo guarda ed è per questo che quel premio fu assegnato a giocatori di cui oggi non ricordiamo neppure il nome e non a Totti.Il miglior piazzamento del capitano della Roma al Pallone d'Oro è il quinto posto del 2000, dopo un Europeo in cui ha lasciato una delle immagini più iconiche della sua carriera: il cucchiaio a van der Sar, che all'epoca era uno dei portieri più forti del mondo, consentendoci di eliminare l'Olanda. Nel 2001 dopo lo scudetto vinto Totti arrivò tra i primi 10 e nel 2006, l'anno in cui l'Italia vinse il mondiale, fu ingiustamente nono. Eccolo il paradosso, di cui i giurati che assegnano il premio sono vittime o forse artefici: Totti aveva il rendimento individuale, i trofei, capocannoniere e scarpa d'oro, ma non sempre aveva la piattaforma internazionale.La RomaIn quegli anni la Roma dominava in Italia, ma non era una presenza stabile nelle semifinali della Champions League. Totti era spesso il migliore nella penisola distribuendo cucchiai a Inter e Lazio, illuminando le partite del campionato. Ma il Pallone d'Oro si decideva, e si decide, anche attraverso le notti europee.Se Totti avesse indossato la maglia del Real Madrid, del Barcellona o del Milan avrebbe avuto più occasioni di giocare quelle partite e avrebbe vinto almeno un paio di palloni d'oro. Ecco il cuore del paradosso: il calciatore che rifiutò di cambiare squadra per inseguire i trofei individuali finì per pagare, almeno sul piano della visibilità, proprio quel suo amore.La fedeltà fu il suo limiteIl caso del 2006 è forse quello che racconta meglio la contraddizione. Totti era campione del Mondo, aveva segnato contro l'Australia, un rigore che nessuno osava tirare. Ma il premio finì a Cannavaro, rude difensore centrale della Juventus. Come mai? Forse perché Totti. al contrario del n. 5 della squadra piemontese, era difficile da catalogare. Non era un centravanti, anche se segnava come un centravanti. Non era un trequartista tradizionale, perché poteva giocare più avanti o più indietro. Era assist-man e goleador.Fu il giocatore attorno al quale la Roma costruì il proprio calcioRimane la sensazione, se non vogliamo definirla certezza, che Totti non aveva bisogno di andare in una grande squadra per essere il protagonista. Ma per vincere il Pallone d'Oro, forse, avrebbe avuto bisogno che la grande squadra fosse la sua. Totti ha scelto la Roma quando avrebbe potuto scegliere altro, ha costruito qui tutta la propria carriera, ha vinto meno trofei europei di altri giocatori, ma ha lasciato una traccia che ancor oggi è celebrata in tutto il Mondo e che nessun altro giocatore ha saputo replicare.Il Pallone d'Oro alla CarrieraManca nella sua bacheca e proprio perché manca, testimonia meglio di qualsiasi premio il costo e il valore della sua scelta. Ma racconta anche di una miopia diffusa da parte dei giurati che si sono attenuti a un sistema che sembra davvero poco premiante e poco sportivo nel giusto senso del termine. Totti è diventato una leggenda nonostante sia rimasto alla Roma. E' diventato Totti perché è rimasto alla Roma. E forse è proprio questo il motivo per cui, a cinquant'anni, il Pallone d'Oro che ha mai vinto continua a essere il vulnus più profondo del premio francese perché è la testimonianza più concreta di quanto sia miope, e soprattutto poco calcistica, questa classifica.

Totti a 50 anni: il prezzo di una vita alla Roma
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