Il rigore parato deve essere un rigore sbagliato. Il calcio cominci a rispettare i portieri
NetworkSoloLaRomaArticolo del network editoriale SerieAGoal, pubblicato originariamente su SoloLaRoma.
Apri su SoloLaRoma
Roma
Manchester United

Il rigore parato deve essere un rigore sbagliato. Il calcio cominci a rispettare i portieri

Segui SerieAGoal su Google

Aggiungici alle tue fonti preferite per trovare più facilmente le nostre notizie su Google.

Il caso Manchester United-Roma riapre una questione che va oltre la moviola: perché chi calcia dagli undici metri può avere una seconda occasione dopo una parata? Una proposta per cambiare il regolamento e restituire valore a uno dei gesti più difficili del calcio.

Il calcio di rigore parato da Devis Vásquez a Bruno Fernandes durante Manchester United-Roma avrebbe dovuto rappresentare il momento conclusivo di un confronto tra attaccante e portiere. Invece, nella partita di Champions League disputata il 3 novembre a Old Trafford, l'arbitro Jesús Gil Manzano ha disposto la ripetizione del tiro per l'ingresso anticipato in area di Bryan Cristante, che aveva poi allontanato il pallone respinto dall'estremo difensore giallorosso. Al secondo tentativo Fernandes ha segnato, riaprendo una partita che la Roma conduceva per 2-0 e che avrebbe successivamente perso 3-2. Il rigore assegnato per il contatto tra Gianluca Mancini e Matheus Cunha rimane discutibile, come evidenziato anche da diverse analisi arbitrali. Ma è soprattutto ciò che è accaduto dopo la parata a meritare una riflessione sul regolamento e sul ruolo che il calcio riconosce ai portieri.

Oggi, confrontandomi con il collega Lorenzo Zucchiatti, siamo tornati proprio su quell'episodio. Dalla discussione è emersa una convinzione che ritengo meriti di essere portata all'attenzione dei lettori, perché non riguarda soltanto la Roma e non nasce dall'esigenza di contestare una sconfitta. A nostro giudizio, il calcio dovrebbe modificare la regola del rigore durante i tempi regolamentari: un solo tiro, nessuna ribattuta e, in caso di parata, ripresa del gioco con una rimessa dal fondo. Lo stesso principio che già governa, nella sostanza, i rigori utilizzati per determinare la squadra vincitrice dopo una partita terminata in parità. La proposta è semplice, ma le sue conseguenze sarebbero significative per il modo in cui viene valutato uno degli episodi più importanti di una gara.

Perché chi tira deve avere una seconda possibilità dopo una parata?

Partiamo da una considerazione sportiva. Il calcio di rigore offre già un vantaggio enorme a chi attacca: undici metri di distanza dalla porta, nessun difensore tra il pallone e il bersaglio, la possibilità di scegliere dove e come calciare. Il portiere, invece, deve interpretare le intenzioni dell'avversario, individuare la traiettoria e reagire in una frazione di secondo. Spesso è costretto a scegliere una direzione prima ancora che il pallone venga colpito. Quando riesce a respingere il tiro, ha compiuto un gesto tecnico di straordinaria difficoltà. Eppure il regolamento consente che quello stesso intervento diventi soltanto il primo episodio di un'azione ancora aperta.

Per quale ragione un calciatore che ha appena fallito un rigore dovrebbe poter segnare immediatamente sulla respinta del portiere? È questo il punto sul quale credo sia necessario interrogarsi. L'attaccante ha già avuto la sua occasione privilegiata. Ha calciato senza opposizione diretta e non è riuscito a segnare. Consentirgli di avventarsi nuovamente sul pallone significa offrirgli una seconda possibilità all'interno della medesima situazione, mentre al portiere si chiede di compiere un altro intervento dopo essersi già disteso per respingere il primo tiro. Non è una violazione dell'attuale regolamento, naturalmente. È una regola che considero poco equilibrata rispetto al valore del gesto compiuto da chi difende la porta.

La contraddizione diventa ancora più evidente se confrontiamo due situazioni previste dalle regole del calcio. Durante una partita, se il portiere respinge un rigore, il pallone rimane in gioco e può essere nuovamente calciato, anche dallo stesso tiratore. Se invece il pallone colpisce il palo o la traversa senza essere toccato da un altro calciatore, chi ha tirato non può intervenire una seconda volta prima che qualcun altro lo abbia giocato. Nei rigori effettuati dopo una partita, infine, non esiste la possibilità di segnare sulla ribattuta. Le differenze hanno una spiegazione regolamentare, perché durante i novanta minuti il rigore è una ripresa del gioco, mentre nella serie finale rappresenta un tentativo destinato a determinare il risultato. Ma questa distinzione tecnica non impedisce di discutere se il principio sportivo debba essere uniforme.

La mia proposta è di considerare ogni calcio di rigore un tentativo autonomo che termina con il suo esito, indipendentemente dal momento della partita in cui viene assegnato. Se il pallone entra in porta, è gol. Se il portiere lo respinge, se il tiro finisce fuori oppure colpisce il palo senza entrare, il tentativo è concluso e il gioco riprende dal fondo. Nessun attaccante può intervenire sulla ribattuta, nessun difensore deve precipitarsi in area per anticiparlo. Il vantaggio concesso alla squadra che ha subito il fallo rimane intatto: la possibilità di calciare dagli undici metri. Semplicemente, quell'opportunità non può trasformarsi in una successione di tentativi sullo stesso pallone.

Il caso Vásquez e una regola che merita di essere ripensata

Torniamo a Old Trafford. È necessario distinguere il giudizio sulla norma dalla sua applicazione. Nel caso specifico, Cristante era entrato in area prima che Fernandes calciasse e aveva successivamente giocato il pallone respinto da Vásquez. Secondo le disposizioni vigenti, quell'invasione ha giustificato la ripetizione del rigore. Sostenere che l'arbitro avrebbe dovuto ignorarla significherebbe confondere un'opinione personale con le regole attuali. Il punto è un altro: in un calcio che considerasse concluso il rigore dopo una parata, non esisterebbe più la corsa alla ribattuta che ha determinato quell'episodio.

Naturalmente, anche una riforma dovrebbe prevedere garanzie contro le irregolarità. Un portiere che viola le condizioni di esecuzione ottenendo un vantaggio, oppure un calciatore che interferisce concretamente con il tiro, non potrebbe essere automaticamente favorito dalla nuova regola. Le ripetizioni dovrebbero rimanere possibili quando un'infrazione incide sull'esecuzione o sul risultato del tentativo, secondo criteri definiti con precisione. Ma l'ingresso anticipato di un compagno o di un avversario, senza alcuna interferenza sul tiro, non avrebbe più ragione di essere valutato in funzione della conquista della seconda palla. Sarebbe una semplificazione importante anche per gli arbitri e per il VAR, oggi chiamati a controllare movimenti anticipati di pochi centimetri che possono determinare la ripetizione di un rigore già parato.

Qualcuno potrebbe obiettare che la possibilità di segnare sulla ribattuta fa parte del calcio, che premia la prontezza degli attaccanti e la capacità di seguire l'azione. È un'obiezione legittima. Ma il rigore non è un'azione ordinaria. È una situazione eccezionale, assegnata come sanzione per un'infrazione commessa nell'area di rigore e disciplinata da condizioni particolari. Proprio questa sua natura giustifica regole differenti rispetto al resto del gioco. Se abbiamo stabilito che l'attaccante debba calciare da una posizione privilegiata e che gli altri giocatori debbano rispettare una determinata distanza, possiamo anche stabilire che il tentativo si esaurisca dopo la prima conclusione.

Non è giusto, a mio avviso, che il portiere debba vincere due volte lo stesso duello per vedersi riconosciuto il merito di aver neutralizzato un rigore. Prima deve intuire e respingere il tiro. Poi, se il pallone resta nei pressi della porta, può essere chiamato a un secondo intervento in condizioni spesso ancora più difficili. La parata, che dovrebbe essere il successo del portiere nel confronto individuale, rischia così di diventare un assist involontario per l'avversario. Nel calcio siamo abituati a celebrare il rigorista che segna e a criticare quello che sbaglia, ma concediamo troppo poco spazio alla difficoltà tecnica di chi deve impedire che il pallone entri.

Non chiedo che venga cambiato il risultato di Manchester United-Roma, né che una decisione corretta secondo le norme vigenti venga presentata come un errore. La Roma ha perso anche per le proprie difficoltà nella ripresa, e sarebbe ingeneroso attribuire l'intera rimonta inglese a un solo episodio. Quella parata cancellata dalla ripetizione, però, offre l'occasione per affrontare una questione che riguarda tutte le squadre e tutti i portieri, dalla Serie A ai campi dilettantistici. Le regole del calcio non sono immutabili. Possono essere migliorate quando emerge una soluzione più chiara, equilibrata e coerente con il principio della competizione sportiva.

La proposta che condivido con Lorenzo Zucchiatti meriterebbe almeno una discussione da parte degli organismi che custodiscono il regolamento. Non servono nuove tecnologie, ulteriori interruzioni o interpretazioni complicate. Basterebbe modificare il modo in cui termina un calcio di rigore durante la partita, lasciando alle infrazioni che incidono realmente sul tiro un trattamento specifico. Il rigorista ha undici metri per segnare. Il portiere ha una sola possibilità per impedirglielo. Se quella possibilità diventa una parata, il confronto deve essere finito. Perché anche salvare un gol dovrebbe avere, finalmente, lo stesso valore che attribuiamo a segnarlo.

Fonte originaleSoloLaRomaPuoi leggere e condividere questo articolo anche sul sito che lo ha pubblicato originariamente.
Vai all’articolo originale ↗
Altre notizie collegateScelte per argomento

Questo articolo di News approfondisce “Il rigore parato deve essere un rigore sbagliato. Il calcio cominci a rispettare i portieri”. I contenuti e i dati collegati permettono di passare direttamente a Roma e Manchester United.

Su SerieAGoal puoi continuare con partite e risultati, le competizioni, i pronostici e il mercato nella sezione trasferimenti, mantenendo il collegamento tra informazione editoriale e dati delle partite.